La nostra storia

Una famiglia, tre generazioni, una passione che continua.

Un terroir modellato dai venti

Situata nella soleggiata parte sud-est del “Continente Montalcino”, sulle prime propaggini del vulcano spento del Monte Amiata, nonché montagna sacra e olimpo del popolo etrusco, tra i 100 e i 200 metri s.l.m., la “Corte dei Venti” si trova al centro di uno spicchio di terroir, tra i borghi medievali di Sant'Angelo in Colle e Castelnuovo dell'Abate, che si caratterizza per terreni collinari rossi e freschi, composti d'argilla calcarea e ferrosa con apporti di sostanze minerali e vulcanici. Il nome "Corte dei Venti" deriva dalla particolare confluenza delle brezze marine che costantemente soffiano su questa collina, donando un microclima tipicamente mediterraneo, privo di nebbie e umidità con piogge primaverili. I vigneti, degradanti dai 300 ai 100 metri s.l.m., beneficiano di particolari condizioni microclimatiche e dei venti provenienti dal mare - in linea d'aria dista circa solo 35 kilometri - che soffiano sulla tenuta, garantendo la salubrità sia per le viti in fase vegetativa che per l'uva in vendemmia, infatti le lunghe giornate di luce sono ottimali per la graduale e completa maturazione dei grappoli di Sangiovese, salvaguardandone gli aromi.

Così è in questo paticpolare terroir e in queste ottimali condizioni climatiche che il vitigno simbolo di Montalcino, allevato principalmente a capovolto toscano o Guyot, trova una delle sue massime espressioni. L'etichetta è appunto una rosa dei venti, che vuol evocare proprio la realtà di questo territorio, dove la particolare confluenza dei venti, che soffiano costantemente, anche d'agosto, crea un clima tipicamente mediterraneo, privo di nebbie, con piogge primaverili, garantendo ai vigneti condizioni favorevoli e salutari per le viti dalla fase vegetativa fino alla vendemmia. Per capire il momento ottimale dalla raccolta, oltre alle specifiche analisi di laboratorio sulla maturità fenolica, in particolare con l'esperienza degli enologi Daniele Giorgi e Gabriele Gadenz viene valutato direttamente in vigna l'equilibrio gustativo delle uve. La vendemmia è manuale e avviene con rigorosa scelta dei grappoli: “Questa operazione rappresenta per il mondo contadino non solo il coronamento di un durissimo anno di lavoro – ci dice Clara Monaci – ma un momento di festa, gioia e sana aggregazione in un rituale che mantiene un fascino misterioso, come pochi altri riti legati al raccolto possono vantare. E fino a qualche lustro fa nei vigneti si riunivano le generazioni di una storia familiare, uomini e donne, vecchi e bambini, ma anche amici e parenti, tutti accorrevano per la raccolta”. Ma la vendemmia, che vuol certo dire aria nuova, momenti d'entusiasmo, un'atmosfera frizzante come il primo mosto richiede estrema attenzione da parte del vignaiolo perché un buon vino si ottiene a partire da una buona uva, che dipende anche dal modo in cui si raccoglie e dallo stato dei chicchi prima della pigiatura.

La cantina e la passione per il Brunello

La cantina, moderna e per buona parte interrata, è a temperatura e umidificazione controllata, suddivisa in due zone distinte, una per la vinificazione con vasche d'acciaio e l'altra d'invecchiamento in botti di legno. La vinificazione avviene con rimontaggi soffici e delestages a temperatura controllata massimo a 24°, la macerazione sulle bucce, a seconda della tipologia di vino e della varietà d'uva, va dai 12 a 28 giorni. Il periodo di maturazione in legno è preceduto dalla fermentazione malolattica che avviene in acciaio e dalla fase di decantazione naturale durante il periodo invernale. Una cantina artigianale portata avanti con tenacia da Clara, donna appassionata e solare, come la mamma Silvana aveva già fatto prima di lei e la figlia Elena farà negli anni futuri, una storia di donne e della loro passione generazionale per il Brunello tradizionale, sincero, elegante e sobrio al tempo stesso, sempre nel segno del binomio vitigno/territorio. Coi suoi Brunello classici, ariosi e sempre più espressivi, indissolubilmente legati al terroir, che ne sanno esprimere la potenza e la generosità e nel tempo stesso l'eleganza e la sobrietà, oggi Corte dei Venti è stabilmente un marchio di prima grandezza nell’affollato e competitivo panorama di Montalcino. “La nostra speranza è di continuare negli anni a venire a convincere coi nostri rossi i wine critic e i wine lovers – commenta Clara Monaci – così i premi e i riconoscimenti ricevuti sono un grande stimolo a migliorare ancora e lavorare sodo”.

Storia Viticultura

La coltivazione della vite ha origini remote, certo è che essa era conosciuta già nell’antico Egitto, qualche millennio prima di Cristo. I primi in Italia a impiantare vigneti furono i Fenici e subito dopo i Greci, molti esperti della vitivinicoltura. Nel mondo greco infatti il vino era considerato un dono degli dei e tutti le attività a esso collegate erano spesso la porta d’accesso a rituali che mescolavano alla dimensione profana dell’uomo quella sacra della Natura. Ma la civiltà che più di tutte diffuse la vite in tutto il Mediterraneo quella romana: a Roma la vendemmia era rivestita di un alone di sacralità e si celebrava festeggiando in modo solenne le “Vinalia” in onore del dio Giove. Con l’avvento del Cristianesimo il vino entra a far parte del mistero dell’Eucarestia e la vite elevata a simbolo di speranza.

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